• Federica Nardese

Trasformazioni (e quella che chiamiamo "rosa")

Quando parliamo di trasformazione?


Di recente ho letto un post su Instagram, scritto da una attrice che ho iniziato a seguire dopo aver guardato la serie in cui recita da protagonista su Prime Video.

In questo post dice una cosa che mi ha colpita e che voglio condividere con voi perché in questi giorni sto seguendo in un percorso di Counseling una persona che sta iniziando a mettere le basi del suo "piano B" professionale.


Quando questa cliente è arrivata da me una delle principali cose che ho notato in lei era (ed è) l'enorme voglia di ripensarsi, di riprendersi le redini della sua vita dopo tanti anni in cui si è dimenticata di sé stessa. Per tanti motivi, anche molto molto leciti e profondi.

Di fatto, la sofferenza dentro alla quale è passata è, adesso, una delle sue più grandi risorse. Un esempio ambulante di resilienza. Quella vera. Non sto qui a raccontarvi il cosa e il come, qui ci basta sapere che spesso le prime a non riconoscere la nostra forza d'animo siamo proprio noi stesse, che iniziamo a agire: auto-boicottaggi, auto-sabotaggi, pensieri negativi in particolare il "non ne so abbastanza, non sono abbastanza, forse è meglio se mollo il colpo".


Quindi, di fronte a tutti questi grandi problemi dell'animo inquieto e resiliente: quando inizia la tua trasformazione?


Mi piacerebbe ricevere i tuoi commenti su quando, secondo te, iniziano le trasformazioni dell'animo...

Per ora posso dart il mio di parere: la trasformazione avviene quando le cose cambiano e non sono più le stesse del momento precedente.

Facile no? Eppure quando è difficile vedere quella trasformazione anche mentre inizia e si evolve?

Quanto è complesso riconoscerla, accettarla, accudirla in noi in quel momento embrionale di tumulto interiore...


E qui arrivo alla riflessione dell'attrice che vi dicevo sopra, è una bellissima metafora, una immagine semplice e per me molto potente.


Quello che chiamiamo Rosa

Se prendiamo una pianta di rose vediamo che per la maggior parte dell’anno è fatta di rami, più o meno alti e robusti, ricchi di spine!


Poi a maggio inizia la fioritura e quella pianta fa uscire dei fiori talmente belli e profumati che noi smettiamo di guardare solo alle tante spine irsute e la chiamiamo soltanto “rosa/roseto”.

L’attenzione a quel punto si concentra tutta sul magnifico fiore, no?


Ecco, noi, nella capacità immaginativa del cervello facciamo un po’ la stessa cosa con noi stesse e con la percezione che abbiamo di noi stesse.

A volte vediamo solo l'irsuta pianta piena di spine e senza fiori, senza pensare che quel periodo di freddo inverno sarà utile e, a volte, necessario, per accogliere lo splendido fiore a maggio.


Perciò, se ti senti piena di spine non pensare di doverle togliere tutte.

Accettale come la fa la rosa perché saranno importanti per essere te stessa in tanti modi diversi.

Bella e profumata come una rosa, pungente come una spina. Spesso servono entrambe queste caratteristiche per concederti la possibilità di cambiare e uscire dai tuoi stessi auto-boicottaggi.

Ti basta far fiorire quell’unico fiore, perché tu stessa, e di conseguenza anche chi ti sta intorno, inizi a apprezzarti per quello che sei diventata.


Ti basta riconoscere che una pianta di rosa anche con un solo fiore è già una cosa meravigliosa e non più (SOLO) un groviglio di spine… quello resta ma è difesa necessaria… di cui magari parleremo un’altra volta.


Che ne pensi?

C'è una rosa in te che sta per sbocciare? O ti senti ancora solo un groviglio di spine?


Commenta sotto o mandami una mail e raccontami quale talento vorresti sviluppare o “indagare” per far sbocciare il tuo fiore.













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