Tra segno e sogno

L'altro giorno, mentre cercavo una cosa su LinkedIN mi è tornato sott'occhio questo pensiero che ho scritto a novembre 2016 alla fine del 2° Convegno Nazionale di Storytelling.


Lo so che nell'epoca dello scorrimento veloce, delle timeline, IG stories che durano 24H, snapchat che scompare dopo pochi secondi, arrivare dopo 3 anni pare cosa strana ma mi sono detta che alla fine se ci fossi andata ieri questi pensieri non sarebbero stati diversi, anzi.


Riscopro un pensiero che si è sempre più radicato in me lavorando come Fotografa e Counselor, rafforzato in queste idee che stanno prendendo sempre più forma. Le sento ancora più vere e penso di essere sempre più colpita dal concetto di "tempo che ti dà consapevolezza".


Esperienze Intellettuali

Questa edizione del Convegno Nazionale di Storytelling è stata una edizione a mio parere meno spettacolare di quella di due anni prima (novembre 2014), la definirei “più intellettuale”.

Ero uscita dall’altra edizione come una molla, super carica di stimoli e idee. Questa volta mi sento come quando ho visto per la prima volta Eyes Wide Shut, nel 1999.

Un film d’autore è quella cosa che, secondo me, la apprezzi di più sul lungo periodo, che ogni tanto ti fa venire in mente una suggestione che inizialmente non avevi visto. Oppure è come leggere un grande romanzo classico. Magari inizialmente non lo comprendi, lo lasci a metà, lo riprendi poi, magari dopo anni, quando sei pronto per sentirlo davvero.

Forse è il senso di tutte le vere esperienze intellettuali in senso “stretto”.


Tra segno e sogno

Il Convegno di Storytelling, organizzato dall’Osservatorio, è sempre fatto da grandi ospiti che molto generosamente si raccontano.

E’ un luogo di ingegneria magica, quel posto dove puoi essere tattica, stratega e maga contemporaneamente e senza la paura di non essere compresa.

E’ un luogo dove le architetture del narrare prendono forma non perché vengono spiegate teoricamente ma perché ci sono persone (vere) che ti raccontano le loro esperienze e le loro verità.


Che poi siamo ormai nell’epoca della “post-verità”, quello è un altro discorso.


Sì, tra segno e sogno: due parole che ho serendipicamente fotografato proprio sul luogo del convegno.

Sono dipinte sul muro del foyer del teatro Ariberto a Milano che ospitava questo evento.


Le fotografo perché mi piacciono, al sogno ci tengo da tempo, il segno è qualcosa che sempre torna quando cerchi significato.


Sì, sento che in questa giornata si increspano le idee e le forme si incastrano per prendere delle dimensioni strane, come se qualcosa stesse sempre più andando al suo posto.


Il segno e il sogno li ho fotografati poco prima di rientrare dalla pausa caffè di metà mattina e l’intervento degli organizzatori, che riapre i lavori, mi accende una lampadina: che non stia forse cercando di orientarmi tra segno e sogno?


Il compito del narratore