Rispecchiamento emotivo in fotografia


Ci sono tanti modi per riconoscersi in una immagine.


Tanti quanti siano gli esseri umani su questa terra. Ognuno di noi ha un sentito unico e speciale (ricordi il blog di settimana scorsa?) eppure ci sono dei sistemi neuronali che ci guidano tramite l'attivazione del sistema motorio sin dai primi giorni della nostra vita post-natale (e forse anche da prima).


Una vasta letteratura scientifica che parte dalla scoperta dei "neuroni specchio" da parte del team del Prof. Gallese, a fine anni '90 del 900 presso l'Università di Pavia, ha iniziato ad associare questo fenomeno neuronale innato e "corporale" (nel senso che parte e deriva dal corpo in quanto tale) all'empatia che ci permette di determinarci come individui in modo "soggettivo" solo partendo dal riconoscimento dell'altro da noi, percepito come uguale a noi.


"Anytime we meet someone, we are implicitly aware of his or her similarity to us, because we literally embody it. The very same neural substrate activated when actions are executed or emotions and sensations are subjectively experienced, is also activated when the same actions, emotions, and sensations are executed or experienced by others. A common underlying functional mechanism—embodied simulation—mediates our capacity to share the meaning of actions, intentions, feelings, and emotions with others, thus grounding our identification with and connectedness to others".
  • Vittorio Gallese M.D. (2009), Mirror Neurons, Embodied Simulation, and the Neural Basis of Social Identification, Psychoanalytic Dialogues, 19:5, 519-536, DOI: 10.1080/10481880903231910


Cosa c'entra questa cosa con la fotografia e la fotografia di ritratto?



double exposure portrait ritratto in doppia esposizione e in negativo di testa di ragazza e fiori in bianco e nero
rispecchiamento emotivo in fotografia - "Isabella" - foto di Federica Nardese


A me vengono in mente due cose in particolare:


  1. La fotografia è rappresentazione di un mondo interiore visto dal fotografo prima di tutto nella sua mente e poi tradotto in composizione, luce e espressione.

  2. La fotografia di ritratto "viene bene" soprattutto quando il soggetto fotografato si riconosce nelle sue foto, le guarda con appagamento e amore verso se stesso. Il soggetto, che non si vede mai in faccia se non tramite uno specchio, come potrebbe sapere come venire bene in foto se non attraverso il rispecchiamento ANCHE FISICO di chi lo sta fotografando?

La mia ipotesi è che la fotografia, e la fotografia di ritratto come sotto genere particolare legato al mondo "umano", siano dei mezzi che ci permettono di vedere il reale - e l'altra persona davanti a noi - con strumenti di riconoscimento reciproco. Di interscambio tra quello che esiste e quello che si forma in quel particolare momento in cui chiudiamo l'otturatore.


In modo "fenomenologico" la realtà dell'immagine prende forma in un momento specifico "adesso" che non era prima e non sarà dopo.


In quel momento specifico ci stanno dentro tutte le emozioni, le motivazioni, le necessità e l'empatia del fotografo verso il soggetto ritratto: che sia un altro essere umano, un gruppo, un paesaggio, un animale, un oggetto e così via.