Imparare dai fallimenti


What * Why * How

Siamo sempre state portati a pensare che il fallimento sia una brutta cosa.

Fallire vuol dire non essere in grado di portare a termine un determinato compito o non essere capaci di raggiungere un dato obiettivo. Il fallimento può essere anche più etereo e meno materiale, quando è legato a delle aspettative personali e soggettive che venendo meno ci fanno sentire male. La reazione al fallimento, proprio per quello che ci è sempre stato inculcato, è generalmente molto profonda e crea uno stato di pesantezza che ci aggrava l’animo.

Pesatezza, quindi, in questo caso vista come una sensazione negativa e credo che sia Parmenide che Kundera* sarebbero ora d’accordo con me.

La reazione al fallimento, così, ci prostra e tende a piegare le nostre spalle, lasciandoci angosciate e prive di significato. Eppure, se significato è qualcosa che comunque viene attribuito a priori e secondo determinate convenzioni, magari è possibile rivoltare il senso di questa pesantezza, guardando il fatto in maniera diversa.

Leggerezza, allora.

Sì, stiamo valutando la possibilità che un fallimento possa portare a dei meravigliosi risultati.

Il fallimento è la conseguenza, apparentemente negativa, pesante, di un tentativo fatto per ottenere qualcosa. Tanto più vogliamo quella cosa, tanto più grande sarà la delusione di averla mancata. Tuttavia, guardando bene l’altra faccia della medaglia, nel momento in cui si prova a fare qualcosa, si fanno delle prove, si cercano delle soluzioni, si ambisce a delle nuove prospettive.

Si tende al leggero, quindi, al positivo, ci si getta nell’impresa con ardua costanza e onestà d’animo. Lasciando da parte la prima delusione che si crea nel non raggiungere l’obiettivo siamo oggettivamente di fronte a tutte esperienze positive di vita e di ambizione.

COSA CI MOSTRA IL FALLIMENTO?

Il fallimento, in una strada scoscesa come la vita, è forse quello che di più salutare ci possa capitare. Mostra quali sono gli obiettivi che non erano a noi davvero congeniali, svela le false speranze e i tentativi in cui non abbiamo lavorato abbastanza duro da ottenere quello che desideravamo.

Il fallimento, molto più del successo, è crescita interiore e forza dello spirito.

E’ tutto quello che dona la leggerezza del poter riprovare, e riprovare con consapevolezza, con più forza d’animo, con maggiore costanza e dedizione.

Oppure, è ciò che rivela la necessità di abbandonare l’impresa, perché, alla fine, non era quello che volevamo. Ci dona la prospettiva di ciò che siamo e di quanto abbiamo lottato per quel risultato.

In qualche modo, il fallimento ci dà segnali che rimangono impressi nel modo più forte.

Se siamo in grado di decifrare questi segnali apparentemente negativi di tramutare la greve mancanza in lieve stupore e nuova energia avremo imparato qualcosa su di noi. Un dono prezioso per andare avanti e ripartire ricominciandoci con nuova volontà.

Come esploratrice di mondi immaginali ti supporto in questa ricerca costruendo con te strategie efficaci per immaginare e mettere in atto il cambiamento che da tanto tempo vorresti ma non riesci a fare.

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Se leggendo il blog e visitando il mio sito pensi che potremmo lavorare insieme per raggiungere i tuoi obiettivi di trasformazione, scrivimi: ti aspetto per conoscerci in modo che tu possa capire se il mio approccio fa per te.

*riferimento ispirato dalla lettura de "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera



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