• Federica Nardese fotografa di ritratto milano

I sogni notturni come risorsa


Dopo aver letto il blog post di lunedì scorso, la mia amica Attilia, che è una eccellente ricercatrice accademica, mi ha fatto una richiesta e mi ha esortata a scrivere un nuovo post lanciandomi questa sua suggestione: "Personalmente, penso che i sogni notturni siano una risorsa incredibile. I miei problemi teorici si sono spesso risolti o dissolti proprio in quello spazio".

Un'altra mia amica, Iryna, PhD anche lei, sempre in questi giorni ma per un motivo diverso su LinkedIN mi ha fatto quest'altra domanda: "Fede, tu - come una creativa - credi nel potenziale creativo di ogni persona? C’è qualcuno che si scoraggia ad applicare il Design Thinking perché «è solo per i creativi»."

Accolgo volentieri l'invito di Attilia e Iryna di approfondire questo argomento perché da tempo curo questo filone di ricerca a mia volta come Counselor e trovo che l'ipotesi secondo cui i sogni notturni supportino la capacità di sbrogliare alcune situazioni sia reale, oltre che affascinante.

Ritengo anche che lasciarsi cullare dai sogni sia un modo per amplificare il proprio potenziale creativo.

Cosa che possono fare tutti, anche tu.

Faccio quindi una piccola premessa: come fotografa oltre che lavorare con le immagini, credo nelle immagini.

I sogni sono immagini interiori di cui spesso non siamo consapevoli perché ci limitiamo a vedere quelle che ci appaiono davanti in maniera chiara e inequivocabile durante il giorno.

Esplorare lo spazio notturno diventa più complesso e a volte fa anche un po' paura perché ci mette davanti a uno spazio ignoto.

L'arte, come la pratica introspettiva (a mio parere anche una esperienza di ritratto posato con qualcuno di cui ti fidi è esercizio di introspezione), ti aiuta a iniziare a esplorare queste tue immagini interiori per evocare memorie non del tutto coscienti tramite associazioni, suggestioni e analogie.

In questo processo mentale e emotivo, quello che fa la differenza è la volontà di lasciarti andare alla nuova prospettiva di farti supportare dalle immagini interiori date dal sogno notturno.

Per esempio, nel caso del problema di Iryna quando si trova a proporre il metodo Design Thinking in azienda e le viene obiettato che potrebbe non funzionare perché è un metodo che aiuta solo "i creativi", a mio parere lei ha davanti lo specifico ostacolo epistemologico che deriva dal fatto che sta chiedendo al suo cliente di lasciare andare la parte logica (in azienda, nella vita, quando poco ce lo concediamo?) per iniziare a pensare lateralmente, come accade quando proponi di immaginare qualcosa che ancora non esiste.

La persona deve concedersi quindi di entrare in una zona grigia imprevedibile, complessa e ignota... Difficile in questa nostra società così legata alla performance.

Quello che mi affascina dei sogni è, invece, proprio la possibilità che offrono di stare anche “sulla soglia” tra dentro e fuori, tra giorno e notte, tra sonno e veglia, tra distinto e indistinto.

Ritengo che sia in quel campo umbratile che avviene l’evoluzione delle forze che, tramite l’esperienza del sogno, del ricordo e del successivo racconto o trascrizione del sogno stesso (ulteriore trasposizione di quel reale lì e allora), amplificano la capacità individuale di trasformare stimoli interni in qualcosa di pensabile, comprensibile e condivisibile.

Una volta nel 2016, per esempio, durante l'hosting di una sessione di Social Dreaming, nella cooperativa in cui sono socia, Microcosmi, mi è capitato di avere una grande difficoltà a tenere insieme i pezzi di quello che stava succedendo nel gruppo.

Sentivo che “dovevo tenere insieme i pezzi” ma la cosa non mi riusciva.

Il gruppo era di circa 15 persone, diverse età, molti giovani intorno ai 18 anni.

Avevo una aspettativa vendendo arrivare i ragazzi, speravo che raccontassero tanti sogni... cosa che non è del tutto successa e io ne sono rimasta delusa. Questa mia emozione data dal fatto che le più giovani non raccontassero i sogni e non abbiano detto una parola per tutta la sera, apparte uno, è entrata inevitabilmente nel campo relazionale.

Ho pensato che questo parlasse di un blocco gruppale, e ho provato tutto il tempo, soprattutto durante la fase che segue il racconto dei sogni - quella in cui si fanno delle riflessioni “più sveglie” sul materiale emerso dalla prima fase, a “aiutare il gruppo a sbloccarsi”, anche invitando apertamente i ragazzi a prendere la parola e dimenticando in un istante quanto sia prezioso per me il rispetto del silenzio altrui.

Avevo idea che il gruppo fosse in difficoltà, mentre quella in difficoltà ero io.

Ho proiettato un mio sentimento dentro al gruppo e al setting e mi sono resa conto che questo sentimento era legato alla “performance”:

  • Volevo che il gruppo si portasse a casa qualcosa.

  • Volevo che si capisse bene cosa stavamo facendo.

  • Volevo che “l’esperienza particolare” fosse “bella” per tutte e tutti.

  • Volevo, volevo, volevo… performance, performance, performance: tutto deve essere perfetto, tutto deve essere comprensibile.

Tutti devono portarsi a casa qualcosa.

Ho ospitato una matrice rischiando di ribaltarne il senso, e questo mi ha profondamente turbata e fatta riflettere.

Da qui, il ragionamento logico che deriva dal “come mi sono sentita” quella volta ospitando un gruppo di lavoro (non terapeutico ma narrativo) coi sogni, mi porta a un pensiero legato a un possibile consiglio su come poter sviluppare la tua capacità immaginale perché ti supporti nel procedimento di sviluppare il tuo lato innovativo e visionario.

La riflessione che ti lascio per mia esperienza, è questa:

Per sviluppare la creatività, che io preferisco definire capacità immaginale, ti è utile concederti dei momenti di non performace.

Darti dei luoghi e dei momenti in cui uscire dagli angusti spazi delle tue (nostre) credenze che ti limitano nel pensare che la tua parte creativa non sia altro che un esercizio senza un apparente senso o significato.

ANNOTA I TUOI SOGNI

Per questo anche il semplice atto di ricordarti di annotare i tuoi sogni la mattina appena sveglia, è un esercizio davvero importante per fare in modo che la rilettura di quei stessi racconti diventino per te una risorsa immaginativa da cui trarre idee e magari trovare qualche soluzione se hai dei problemi teorici da sbrogliare.

Raccontali in gruppo e fatteli raccontare da colleghi, amici e familiari.

Non ti sto parlando di interpretazione dei sogni, cosa per cui ti invito a affidarti a una psicoterapeuta se ne senti il bisogno, ma solo di riprendere la narrazione che la tua parte onirica ti sta facendo durante la notte e di vedere che immagini ti propone.

L’ipotesi è di accettare il fatto che quello spazio umbratile e "di sosta" dai pensieri diurni, ti supporti nella capacità di entrare in maggiore contatto con le tue immagini interiori in modo svincolato da aspettative, giudizi e critiche.

Che ne pensi?

Se hai qualche racconto o storia personale che ti torna in mente pertinente a questo articolo mi piacerebbe tantissimo leggerla.

Mandami una mail o lasciami un commento.

#dreaming #prenditicuradite #counselingmilano #counselingimmaginalemilano #esperienza #federicanardesefotografa #bloggerfotografia #poteredeisogni #narrazione #ritrattistamilano #fotografadiritratto #fotografomilano #portrait #studiodiritrattomilano

| Milano (20142) | visualstory1@gmail.com | telefono: 00393500837010 | P.IVA 09815480968 |

  • federica nardese profilo instagram fotografia di ritratto per donne vere
  • federica nardese fotografa ritratto counselor business pinterest page
  • federica nardese fotografa ritratto counselor canale youtube di fotografia e backstage